venerdì 17 luglio 2015

LE DIECI FATICHE DI UN SUPERUOMO

LE DIECI FATICHE DI UN SUPERUOMO

“Che cos'è per l'uomo la scimmia? Un ghigno o una vergogna dolorosa. E questo appunto ha da essere l'uomo per il superuomo: un ghigno o una vergogna dolorosa.”
Con queste due righe si può riassumere il concetto di superuomo per Nietschze.
Applicato allo sport si sposa benissimo con il Decathlon, disciplina che racchiude l'intera essenza dell'atletica, in cui il decatleta deve innalzarsi da atleta a superatleta per portare a termine le sue fatiche.
Il Decatlon fa parte delle prove multiple e si articola in 10 prove (4 corse, 3 salti e 3 lanci) da completare in due giorni consecutivi (5 il primo giorno e 5 il secondo).
Così come lo conosciamo è nato in Svezia, ispirato all'All Around americano (sempre 4 corse, 3 salti e 3 lanci), ed è stato introdotto per la prima volta nelle Olimpiadi di Stoccolma del 1912.
La difficoltà di questo sport è la grande diversità delle prove a cui si è sottoposti. Perciò si deve essere in grado (non bene ma benissimo) di correre, saltare e lanciare, aggiungendo la resistenza per affrontarle una dopo l'altra.
Per ogni prova viene attribuio un punteggio in base ad apposite tabelle internazionali.
Il record del mondo è attualmente detenuto da Ashton Eaton (USA) con 9039 punti. Per i non esperti è un semplice numero, ma se andiamo ad analizzare i risultati, prova per prova, ci accorgiamo che molti sono incredibili.
Di seguito i risultati ottenuti nelle dieci prove da Eaton, nella due giorni da record, ad Eugene nel 2012:
  1. 100 metri: 10.21 secondi
  2. salto in lungo: 8.23 metri
  3. getto del peso: 14.20 metri
  4. salto in alto: 2.05 metri
  5. 400 metri: 46.70 secondi
  6. 110 ostacoli: 13.70 secondi
  7. lancio del disco: 42.81 metri
  8. salto con l'asta: 5.30 metri
  9. lancio del giavellotto: 58.78 metri
  10. 1500 metri: 4.14.48 minuti
Andando a confrontare questi risultati con quelli ottenuti in Italia nel 2015 possiamo constatare che Ashton sarebbe primo nel salto in lungo (sarebbe arrivato secondo nella gara individuale alle Olimpiadi di Londra!!), secondo nei 100 metri e nei 110 ostacoli, quarto nei 400 metri, quinto nel salto con l'asta e si difenderebbe più che egregiamente nelle restanti cinque specialità (bisogna sempre ricordare che sono risultati ottenuti in due giorni e con gare una dopo l'altra!).
Dunque se prima d'ora qualcuno avesse mai pensato che il decatlon fosse una disciplina per atleti mediocri in tutto, dovrebbe cambiare idea!


Enrico Neviani

venerdì 26 giugno 2015

SUI PRATI L'ULTIMA CHIAMATA PER RE ROGER

SUI PRATI L'ULTIMA CHIAMATA PER RE ROGER

Con il sorteggio dei tabelloni di questa mattina, l'All England Lawn Tennis and Croquet Club è pronto ad aprire i battenti per la 129esima edizione del torneo di tennis più antico e più famoso: Wimbledon.
E quando si parla di Wimbledon non si può non pensare a Roger Federer che proprio su questi campi è diventato grande. Tutta la sua carriera è scandita dallo Slam londinese.
Nel 2001, un Federer neanche ventenne, soprende Sampras agli ottavi di finale in 5 set e mette fine al dominio di Pete sull'erba di Wimbledon. Questa partita segna il passaggio di consegne tra i due e la definitiva consacrazione dello svizzero. Poco importa se al turno successivo viene sconfitto da Henman e nel 2002 esce al primo turno con Ancic, Roger ha ormai la consapevolezza di poter entrare nella storia grazie a questo torneo. E lo spettacolo che mette in scena su questi campi negli anni successivi ha riscritto per sempre le pagine del tennis.
Dal 2003 al 2007 mette in fila cinque vittorie consecutive (solo Borg prima di lui) regolando in finale, in ordine cronologico, Philippoussis, due volte Roddick e due volte Nadal.
Si presenta alla finale del 2008 con 40 vittorie consecutive (e solo 8 set persi) e in finale c'è ancora Nadal. In una delle partite più belle della storia Nadal vince il suo primo Wimbledon 9-7 al quinto. Federer di lì a poco perderà anche la prima posizione nella classifica mondiale dopo 237 settimane consecutive (record) ai danni del maiorchino.
Nel 2009 Roger torna in finale e per la terza volta trova nell'atto conclusivo Roddick. L'americano sembra in questa edizione più determinato che mai a trovare il suo primo titolo, ma Federer, al termine di una partita pazzesca, vince 16-14 al quinto set.
Per l'elvetico è il sesto successo ed è di nuovo primo posto nella classifica mondiale.
Il 2010 e il 2011 sono due anni non particolarmente fortunati e in entrambi i casi esce di scena ai quarti di finale.
Si arriva così all'edizione 2012 e Roger raggiunge ancora la finale. Qui opposto all'idolo di casa Murray vince il suo settimo titolo ed eguaglia Renshaw e Sampras.
Grazie a questa vittoria vince il suo diciassettesimo (record) e ultimo Slam e torna numero uno per la terza volta, accumulando in totale 302 settimane al primo posto (record, difficilmente battibile nel breve periodo).
Dopo un 2013 disastroso (eliminato al secondo turno da Stakhovsky), il 2014 sembra di nuovo un Wimbledon magico per Federer che approda in finale, ma al foto-finish Djokovic da un calcio (o per meglio dire una racchettata) alle speranze del centrale e dei milioni di telespettatori incollati allo schermo chiudendo 64 al quinto.
Anche quest'anno il torneo di Wimbledon rappresenta una tappa importante per la carriera dello svizzero. Il cammino verso il trionfo non è, sulla carta, dei più facili (Dzumhur, Querrey, Sock, Lopez, Berdych, Murray, Djokovic), ma dovesse arrivare alla semifinale con Murray con poche ore nelle gambe diventerebbe certamente pericolosissimo.
Alla soglia dei 34 anni, questa potrebbe essere davvero l'ultima occasione per vincere l'ottavo titolo diventando, grazie a questi prati, immortale.
Ora o mai più!

Enrico Neviani.


martedì 23 giugno 2015

SE NON TI CHIAMI BOLT MEGLIO POI CHE PRIMA!

SE NON TI CHIAMI BOLT
MEGLIO POI CHE PRIMA!

Praticando Atletica Leggera da molti anni mi sono accorto che tanti ragazzi, che da giovani ottengono grandi risultati, poi non tengono fede alle aspettative ,e in alcuni casi spariscono proprio, venendo sorpassati da altri che aveveno ottenuto risultati inferiori. E questa cosa, a meno di gravi infortuni, non dovrebbe essere normale, perchè l'Atletica è uno sport oggettivo, nel senso che si basa su risultati che dipendono solo da te. Quindi se a 17 anni fai un certo risultato, dovrebbe essere logico che a 23, dopo una crescita costante, venga ampiamente battuto.
Per provare a capire se questo fenomeno sia solo frutto della mia immaginazione o sia reale ho fatto uno studio a scala mondiale avvalendomi delle statistiche IAAF (International Association of Athletics Federations).
Ho preso in considerazione la top20 all-time allievi/e (under 18, quest'anno 1998 e 1999) della maggior parte delle discipline (maggior parte perchè in alcune, negli anni, sono cambiati gli attrezzi e non mi è stato possibile stabilire una top20), tenendo buoni ai fini delle statistiche solo quegli atleti/e nati prima del 1993 (cioè quegli atleti/e che ad oggi possono considerarsi a tutti gli effetti della categoria assoluti), e l'ho messa a confronto con la top100 all-time assoluti.
Il risultato mi ha dato ragione; infatti solo il 25,8% dei top20 all-time allievi/e rientra nei top100 all-time assoluti. E addirittura il 92% dei top10 all-time assoluti non rientra nei top20 all-time allievi/e.
Il dato più curioso arriva certamente dai 100 metri maschili, dove nessun enfant prodige è poi sceso sotto i 10 secondi netti.
Gli unici ad aver primeggiato sia da allievi che da assoluti sono stati Bolt (200 metri) e Sotomayor (salto in alto).
Quindi, dopo tutti questi numeri, si può facilmente dedurre che per un giovane atleta sia sicuramente meglio avere una crescita sportiva costante ed equilibrata che gli permetta di migliorarsi giorno dopo giorno senza bruciare le tappe.
A questo punto consiglio a tutti i tecnici di non sottoporre i ragazzi a carichi assurdi e allenamenti da professionisti, perchè vincere solo da giovani non conta niente.
Di Usain Bolt ce n'è uno, tutti gli altri diventano nessuno!


Enrico Neviani.

mercoledì 17 giugno 2015

SEI DI NOVEMBRE? LA SERIE A NON FA PER TE!

SEI DI NOVEMBRE? LA SERIE A NON FA PER TE!

Qualche anno fa, prendendo in mano la lista della squadra di mio fratello (classe '98, che all'epoca giocava in una squadra professionistica che seleziona i ragazzini), avevo notato che quasi tutti erano nati nei primi mesi dell'anno.
Così ho preso in esame tutte le rose del campionato di Serie A 2014/2015 per cercare di capire se era un caso o un qualcosa che trova riscontro anche nel massimo campionato italiano.
Quello che è emerso è che il 63% dei calciatori sono nati nei primi sei mesi dell'anno, e, cosa ancora più incredibile, che addirittura il 35,5% sono nati nei primi tre mesi mentre solo il 14,5% negli ultimi tre. E le percentuali sono più o meno le stesse tra italiani e stranieri.
Questa cosa succede perchè le squadre professionistiche, quando a 11-12 anni devono selezionare i ragazzini, ormai guardano quasi esclusivamente al fisico e non hanno la pazienza e la voglia di aspettare un ragazzo meno sviluppato. Ed è chiaro che uno di gennaio a quell'età sia più sviluppato di uno di dicembre.
Nei ragazzi nati negli anni '90 questa cosa sta addirittura aumentando, tant'è vero che ben il 41% è nato nei primi 3 mesi dell'anno.
Il calcio italiano è in crisi, e sicuramente ripartire dai settori giovanili è l'unica strada da percorrere; una strada che però va percorsa seriamente, perchè non è possibile che un ragazzo nato in dicembre abbia meno possibilità di uno nato in gennaio. Se le cose contineranno così non ci si potrà lamentare, consci del fatto che si stanno costantemente scartando a priori un quarto dei ragazzi.
Nel tennis, sport in cui ogni ragazzo fa il suo percorso, tra i primi 200 giocatori del mondo, il 26% sono nati nei primi tre mesi e il 23% negli ultimi tre. Questo sta a testimoniare che, quando nessuno seleziona, i buoni giocatori nascono tanto all'inizio quanto alla fine dell'anno.
Quindi sveglia! Basta scegliere solo in base al fisico, la cosa più importante e principale è come si gioca.

P.s.: Per voi che siete nati a Novembre la serie A è un miraggio, è infatti con il 4% il mese meno rappresentato.

Enrico Neviani